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Gruppo Famiglie Junior - INCONTRO 30 Ottobre, "L'EDUCAZIONE DEI FIGLI" PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Drudi   
Lunedì 14 Novembre 2011 09:35
Luca 2, 41-51
Gesù dodicenne al tempio 
41 I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42 Quando giunse all'età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l'usanza della festa; 43 passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all'insaputa dei genitori; 44 i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo. 46 Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47 e tutti quelli che l'udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte. 48 Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». 49 Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» 50 Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro. 51 Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52 E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.
 
Incontro (a cura di Massimo Guenza)

 Tema centrale dell’incontro è stato “l’educazione dei figli” nel senso non tanto di come educarli ma cosa significa educare, l’importanza della fermezza educativa e della coerenza sia individuale che di coppia. Quest’ultima risulta talmente importante da poter essere definita con le parole del noto psicologo Osvaldo Poli, addirittura il terzo genitore...

 

 

 

 

Una volta introdotto l’argomento mediante la citazione di frasi di noti ed importanti pedagogisti (don Milani, John Dewey, Maria Montessori) si è posto l’accento sull’importanza della fermezza nell’educare e della docilità dell’essere educati.

EDUCARE viene dal latino ex-ducere, ovvero “trarre fuori”, infatti da definizione del vocabolario[1] troviamo: aiutare con opportuna disciplina a mettere in atto, a svolgere le buone inclinazioni dell'animo e le potenze della mente e a combattere le inclinazioni non buone; condur fuori l'uomo dai difetti originali della rozza natura, instillando abiti di moralità e di buona creanza ...

 Si è poi cercato di far emergere quelli che sono i cosiddetti “virus” che ciascuno di noi si porta dentro nell’educare i nostri figli: senso di colpa per la carenza di tempo da dedicare loro …

E poi quali sono i “virus” del terzo genitore: conflittualità tra diversi stili educativi, mancanza di coerenza interna, ruoli fissi …

L’incontro si è concluso con la lettura di un brano del vangelo, letto ed ascoltato però con occhio non teologico ma pedagogico-genitoriale.

 A conclusione dell’incontro c’è stata la riunificazione tra gli adulti e i bambini. I bambini hanno mostrato ai genitori il lavori svolti durante la mattinata, ovvero due cartelloni con il gioco del galeone: i bambini hanno disegnato sul cartellone le cose “indispensabili” che bisogna avere quando si affronta un viaggio …

… tra le righe ovviamente noi vediamo nel viaggio la vita e come genitori speriamo di riuscire attraverso i nostri sforzi di educarli, di trasmettere loro gli strumenti per sapersi orientare nella vita e decidere quale rotta tenere, avendo sempre come punto di riferimento la nostra Stella Polare, Dio.

 

Infine è stata posta la prima tessera del poster che ci accompagnerà durante tutto l’anno, per ricordarci che “LA FAMIGLIA è come un puzzle … per essere completa ha bisogno di TUTTE le TESSERE”.

 

Possiamo evidenziare diversi momenti:

  • superficialità della coppia genitoriale: «il bambino sarà con lui/lei» … c’è anche una motivazione storico-culturale
  • ansia/paura per la scoperta della scomparsa
  • ricerca
  • rimprovero: è la mamma che inizia il rimprovero … chi ha al centro dei suoi pensieri: il suo sollievo/preoccupazione di madre per la scomparsa/ritrovamento del figlio o il figlio che è stato smarrito/ritrovato
  • risposta di Gesù: in soldoni «ma voi sapete chi sono io?»; proviamo ad immaginarci cosa può significar per uno di noi sentirsi dire questo dal proprio figlio e cosa può aver significato per Giuseppe (“nella casa del Padre mio!”) e per Maria.

 

 

[1] definizione tratta dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani  Il Vocabolario Etimologico di Pianigiani è uno dei più famosi vocabolari etimologici italiani.
Edito per la prima volta nel 1907 in due volumi per i tipi di Albrighi & Segati, fu seguito nel 1926 da un volume di Aggiunte, correzioni e variazioni (Ariani, Firenze). Fu poi ripubblicato più volte in versioni praticamente identiche (Sonzogno 1937, Dioscuri 1998, Melita 1990, Polaris 1993)

 

 


Nel predisporre il power point d’ausilio alla discussione dell’incontro si è tenuto come riferimento il libro di Osvaldo Poli I no per amore. I genitori e la fermezza educativa, ed. San Paolo.

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Novembre 2011 09:16
 
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