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Quale Economia e quale Politica per la cura della Casa comune? PDF Stampa E-mail
Scritto da Gruppo iniziative culturali   
Domenica 06 Dicembre 2015 18:33

Martedì sera presso l’oratorio della parrocchia Maria Immacolata davanti ad un folto pubblico, si è tenuto un incontro sull’Enciclica Laudato si di Papa Francesco cui hanno partecipato come relatori l’ingegner Paolo Scarpa, presidente del circolo culturale “Il Borgo” e il professor Alessandro Arrighetti,  docente di Economia presso la nostra facoltà, introdotti e moderati dalla professoressa Gloria Baroni .

 

Prendendo spunto dall’Enciclica come manifesto di un’ecologia integrale con una visione della terra come casa comune che ci è prestata e la cui

Così  Scarpa ha affermato che “viviamo il disagio, la crisi della democrazia in quanto vi è divorzio tra potere e politica. La politica delle istituzioni oggi ha un potere sempre meno efficace perché altri poteri tendono a sovrapporsi: quello economico e quello tecnologico. Quanto la politica decida davvero e quanto sia indipendente: questo è un grande problema della democrazia attuale. Tuttavia ognuno di noi può portare un pezzetto di quei valori indispensabili a ricostruire insieme una identità condivisa. Occorrono alcuni requisiti fondamentali: essere e mantenersi informati;  una partecipazione attiva ad associazioni o ad attività di volontariato;  investire molto sulla educazione che è una forma di fiducia nel futuro e nei giovani e trasmettere loro i valori fondanti della nostra convivenza civile. sostenibilità deve essere totale così da poter riconsegnare questo patrimonio alle generazioni future, si è discusso di quale politica e quale economia siano necessarie a tale compito.

Arrighetti  ha affermato che “la regole del mercato non sembrano più essere sufficienti e l’economia non riesce a descrivere i beni collettivi, i beni intangibili come l’acqua , la conoscenza, i beni artistici, la bellezza, la capacità di reagire alle emergenze, la relazione tra le persone, il bene comune... Inoltre questi beni sono di così straordinaria importanza per il benessere dell’individuo che la mia felicità è correlata con la felicità degli altri e il degrado ambientale genera degrado sociale”. Un’altra riflessione espressa riguarda il fatto che “per lungo tempo abbiamo pensato che per reagire al tema della incertezza la risposta adeguata fosse l’accumulo, e questo è un meccanismo psicologico ed economico attivo da anni che ha portato a diseguaglianze, aumento della povertà aumento della incertezza”.

Arrighetti ha affermato che “il paradigma più sviluppo più crescita più benessere più sicurezza è crollato. Per alcuni decenni ha portato risultati coerenti; oggi ci si dimentica che gli ingredienti per una vita ordinata e soddisfacente, sono ingredienti molto più sofisticati e complessi. Manca l’uguaglianza nel diritto di accesso al benessere. Gli elementi di connessione delle pratiche sociali tra individuo,  ambiente e comunità sono di straordinaria importanza e il meccanismo dell’accumulo non è più in grado di rispondere a queste necessità. Vi è una interdipendenza globale così forte e necessaria tra povertà, salvaguardia del bene comune e salvaguardia delle relazioni che è diventato un dovere imperativo, una necessità non  più opinabile il realizzarla. Occorre pensare, vivere e riflettere su cosa significa una felice sobrietà e questo identificando un’economia che guardi al bene sociale.  Vi è una interdipendenza globale: mentre prima potevamo pensare a mondi separati ora non è più possibile perché tutto è interconnesso”.

Nella discussione che è seguita  è emerso che “la politica deve avere un quadro complessivo in cui il problema emergenziale trova già la sua risposta, non rincorrerla. Occorre sviluppare forme diffuse di autogoverno,  di

partecipazione e di cura del bene comune” (Scarpa).

“L’attenzione all’ultimo non è più solo una scelta morale ma una scelta economica indispensabile: ripartendo dagli ultimi e dando risposte ai loro bisogni può essere invertito il ciclo economico che oggi porta al degrado ambientale e allo sfruttamento” (Arrighetti).

Per quanto riguarda i giovani “vi sono stimoli molto interessanti: ad esempio uno studio condotto nelle Università di Parma e delle Marche ha mostrato come la motivazione alla imprenditorialità di carattere sociale, intesa cioè a soddisfare necessità della società, rappresenta ¼ di tutte le motivazioni portate dai giovani intervistati”. Un’altra osservazione che occorre fare è “come il manifatturiero così importante nell’economia ad esempio della nostra regione, è orientato alla innovazione, alla tutela del capitale umano, alla formazione, con forme cooperative e di governo molto orizzontali e non verticistiche, indirizzate al benessere degli operai” (Arrighetti).

Occorre considerare come riflessione conclusiva che la complessità che ci troviamo ad affrontare ci può preoccupare ma che può offrire  anche enormi opportunità.

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Novembre 2016 13:22
 
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